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Corsi yoga - meditazione Vicenza - Bahuta Karam
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La felicità

che nasce dalla chiara discriminazione percettiva della realizzazione del Sé

è chiamata sattvica.

In principio sembra veleno, ma alla fine è come nettare.
La felicità

che nasce dall'unione dei sensi con la materia

è chiamata rajasica.

In principio sembra nettare, ma alla fine è come veleno.

(Bhagavadgītā)

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AMICO MIO

Ti voglio bene

Amico mio

Come posso non volertene!

Ti ho visto

In tutti i luoghi

E gli spazi

Del mio piccolo mondo.

Ho cercato i tuoi occhi

Tra mille occhi.

Ho atteso 

La tua vicinanza

Per nutrirmene

Di quell'estasi.

Ti voglio bene,

Come posso non volertene.

Eri povero tra i poveri,

Ricco in mezzo ai poveri.

Mai stanco 

Per le ebbrezze

Offerte da una vita

Vissuta in cerca

Di oggetti

Da divorare

Per nutrire

Il tuo vuoto insostenibile.

Umiliato fino al pianto.

Benedetto quel pianto!

Che ha pulito

Il tuo cuore,

Le tue viscere.

Lieto per le tue creature

Figlie del tuo intento

Del tuo smisurato amore.

deluso

Per i sogni che il tempo

Ti ha rubato

Mentre si allontana

All'orizzonte

Con un battito forte,

Di ali possenti,

E ti ricorda

Che l'istante

Va raccolto

Senza esitare.

Hai creduto,

Hai amato,

E odiato,

Ogni volta

Hai ricominciato.

Ti voglio bene

Amico mio.

Te ne vorrò 

Per sempre.

 

                                              Pino

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E' VERO

        Ci sono uomini che hanno imparato

        A piangere.

        Altri che

        Hanno smesso di piangere,

        Perché non possedevano più

        Lacrime.

        Molti

        Non hanno ancora voglia

        Di piangere

        E preferiscono

        Far finta di ridere.

        Tutti

        Partecipano alla costruzione

        Del cammino

        Dell'Umanità.

        Chi ha imparato

        A piangere

        Percepisce

        L'appartenenza alla vita.

        Chi non ha più

        Lacrime,

        Ha imparato a percepire

        La sua Anima.

        Chi ha imparato

        A fingere

        Ha PAURA

        E va amato.

        Preara, 27 luglio 2006

                                                                    Pino

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   HO IMPARATO

        Sto insegnando

        A vivere oltre

        I propri confini.

        Sto insegnando

        A riconoscerli

        Per proteggerli.

        Sto insegnando

        Ad amare la VITA,

        Liberando energie

        Intrappolate

        Da secoli di inerzia,

        Di controllo e

        Di colpe

        Per azioni

        Che non ti sono

        Mai appartenute.

        Ho imparato

        Dalla vostra vita,

        le possibilità per la mia.

        Dalla conoscenza

        Ho imparato

        Che all'uomo

        E' donata l'offerta

        Di esperienze improbabili.

        A liberare il mio cuore,

        per sentirvi liberi;

        Essere libero per donarvi

        Il mio amore.

        Chi ancora piange

        Per le proprie pene;

        Chi già sorride

        Perché ne è libero;

        Ancora non conosce

        La gioia

        Del risveglio.

        Mani dentro i capelli,

        Dentro le mani

        In un lungomare

        D'autunno.

        Preara, 27 luglio 2006

                                                        Pino

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TRATTI  DI  STRADA


 Ho cercato


E amato


La felicità.


Ho appreso a cercarla


In ogni alba


E sono rimasto


Solo


Nel cercarla.


Ho udito la mia anima


Sussurrarmi:


“ Felicità è un germoglio che cresce


Allevato nelle altezze


E nelle profondità


Di tutte le anime,


Non attendere


Invano ciò che arriva


Da luoghi


Già conosciuti.”


In tutti questi anni


Ho provato ad entrare


Nei luoghi


Del mistero,


Senza mai trovare la felicità.


Ho amato


Gli uomini


Ho imparato dalla loro


Diversità


La bellezze del divenire


La profondità


Di certi silenzi.


Li ho amati


Per la loro infelicità


Per la loro bontà


Per la loro saggezza.


Così ho passato i miei anni !


Oggi ho deciso


Di non ricordare,


Come chi sta


Nel guado


E non vuole scegliere.


Non vedo tesori


Che io


Possa reclamare


Per me!


Non sponde che


Possano accogliermi.


Ho pensato e sognato


Grazia, Libertà, Amore e Felicità


Per me e per gli altri


Bruciandoli lungo il cammino.


Ho gettato semi


Nei solchi


E ho atteso.


Ho gettato semi


Nel mio cuore


E non ho sperato


Né atteso.


Guardo alla vita


Attraverso le fessure


Generate dalle umane


Fatiche;


Osservo gli uomini,


Il loro clamore


Odo i loro passi


E percepisco unità


Zelo e ardore nei cuori.


Percepisco rabbia,


Solitudine e rancore


Forze che si attraggono


E si respingono,


Anime congelate nell’attaccamento,


Nella diffidenza


Per ogni anelito che possa essere


Soffocato da altri


Uomini,


Imprigionati in leggi che non hanno


Inizio e non hanno


Fine.


La vita


Mi ha rivelato


Alcune briciole dei suoi misteri


Apparendomi


Come il grido


All’Universo


Di un uomo innamorato


Che trema di fronte


Alle profondità


E alle altezze


Dell’Eterno.


La vita mi ha regalato


Movimento


E clamore;


Ha fatto intravedere


La vastità degli spazi


Del cielo.


Dal centro del cuore


Si è levata,


Ormai incontrollata,


Una voce


Che rivolgo a chi


Sa ascoltare:


Pace alla vita


Pace al risveglio


Pace alla attuazione


Pace alla creazione


Pace a voi che desiderate


Rivelare ciò che


Altri nascondono.


Pace a chi vive


Nell’attaccamento e nel pregiudizio;


A chi parla di Dio senza parlare


Agli uomini.


Pace allo Spirito


Che regge le redini della vita.


Pace alla sua Sapienza e tolleranza


Che nell’eterno fluire


Regala


Doni inattesi.

 

   (daipi, luglio 2005)

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Avevo dimenticato il cuore

dentro uno scrigno.

Apparteneva ad una distanza

che ritenevo incolmabile.

Mi ha accompagnato

la solitudine,

mi ha nutrito di foglie secche

e amari frutti.

Ho provato a nascondermi

dentro una bianca e fitta ragnatela,

esibendola come un vestito nuovo.

Una cara, dolce Anima

ha risvegliato

il mio lungo sonno,

nutrendo l'antico desiderio

di libertà e di Amore.

Oggi guardo al mondo

con occhi nuovi,

mi cibo della consistenza delle nubi,

e bevo la pioggia rarefatta

che il cielo mi dona.

Rammento di un tempo che verrà,

mentre accompagna la mia vita

nell'ultimo tratto di strada.

Mia cara,

selvaggia Amica della mia Anima,

ti ringrazio.

I confini non sono più un limite.

La luce che mi hai regalato

ha risvegliato la mia luce.

Avevo dimenticato il cuore

dentro uno scrigno,

aprendolo ti ho trovata.

(Pino)

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Mi son chiesto:

“Perché siamo qui?”

Per rinvigorire la promessa che ognuno ha

di far vivere il proprio quotidiano,

con la consapevolezza dell’istante prima della cenere

 

 

Tommaso

                                                                  


 

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